
| 07 - Fratelli... d'Italia... |
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Il successivo cinquantennio vide i due rami del movimento procedere su binari paralleli e distinti, qualche volta addirittura opposti, talora scontrandosi, talora ignorandosi a vicenda; intanto però, i tempi erano maturi perché dopo il Nord Europa, il fenomeno toccasse anche l’Italia. Torneremo ad occuparci delle vicende delle Assemblee a livello mondiale (nel 1859 Darby predicherà anche negli Stati Uniti), ma ora sarà bene dire qualche cosa sulle sue origini in Italia. E – va’ detto – il movimento italiano ebbe caratteri molto diversi da quelli del movimento inglese, e possiamo immaginarci la storia dei due movimenti come due linee convergenti, il cui punto d’intersezione si colloca intorno al 1880. La città di Firenze ebbe fin dal XVIII secolo una grande vocazione al cosmopolitismo. Già ambiente ideale di molti romanzi di ambientazione storica – un genere assai diffuso nell’Europa Romantica – essa fu meta di viaggiatori provenienti dalle più diverse parti d’Europa, e ben presto si formarono numerose colonie straniere. Colonie che portarono con sé tutta la loro cultura e le loro convinzioni religiose.
Dopo la Rivoluzione Francese e le guerre Napoleoniche, poterono sorgere I primi luoghi di culto non cattolici: a partire dalla Cappella Demidoff, di rito ortodosso (oggi sede della Chiesa di Cristo, una denominazione che, pur non considerandosi protestante, condivide con il protestantesimo diversi punti).
Dopo il Congresso di Vienna e la Restaurazione, il Granduca Leopoldo II riconobbe ufficialmente, nel 1822, la prima Comunità Protestante, che 4 anni dopo poté creare la prima cappella protestante, nel palazzo di Bianca Cappello. Due anni dopo fu istituito – in Piazzale Donatello – il Cimitero Evangelico, significativamente denominato “Degli Inglesi” (anche se a dire il vero ad usufruirne furono soprattutto Svizzeri): la prima Libertà di culto infatti, fu una libertà molto limitata: si consentiva infatti ai nobili (e ricchi) visitatori d’oltralpe di continuare indisturbatamente anche nel capoluogo toscano a praticare la loro fede e il loro culto.
La prima chiesa Evangelica fiorentina, tuttora esistente, porta il nome – parimenti significativo – di Chiesa Evangelica Riformata Svizzera. Pochi anni dopo, nel 1844, si costituisce la chiesa Anglicana, che riesce perfino ad ottenere il permesso di avere una chiesa a se stante (la Chiesa riformata Svizzera si riuniva – ricordiamolo – all’interno di un palazzo), anche se col divieto di avere un ingresso che si affacciasse sulla pubblica via.
Il 15 Febbraio 1848 Leopoldo II è obbligato dagli eventi a promulgare quello statuto in forza del quale, fermo restando che il Cattolicesimo rimane religione ufficiale dello stato, anche tutti gli altri culti esistenti vengono riconosciuti ed ammessi.
Due anni dopo, nel 1850, si costituisce ed organizza la chiesa Episcopale Americana. Ma perché possa nascere un movimento evangelico di lingua italiana bisogna in sostanza attendere l’unità d’Italia e l’estensione ai territori granducali dello Statuto Albertino. |
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