Home arrow Storia arrow Le Assemblee dei Fratelli arrow 04 - Le prime missioni

Annunci

Apertura della sala
Prosegue con buon successo l’iniziativa di aprire la nostra sala durante la settimana. Otto sono i fratelli coinvolti e questo permette di aprire la sala in alcune ore del martedì e del giovedì. Chi desiderasse aggiungersi al numero degli attuali volontari può prendere contatto con Roberto Cappato tel.349-7584188.
 
04 - Le prime missioni PDF Stampa E-mail
 
  • Le prime missioni: A.N. Groves a Baghdad e in India

Prima di proseguire questa breve storia,e di occuparci della scissione del movimento in due ali – una stretta e un’aperta – è necessario spendere alcune parole su quella che fin dalle origini fu una delle sue grandi vocazioni: quella missionaria. Fin dalle origini, l’opera delle Assemblee si delinea come un’opera dal carattere marcatamente missionario, e questo carattere – a differenza di altri caratteri (come quello pacifista) ugualmente presenti nelle origini del movimento, ma poi affievolitisi col passare degli anni – rimane tuttora una costante viva e sentita nell’ambito delle Assemblee. Parlare di questo aspetto ci porta nuovamente a parlare di A. N. Groves, che avevamo lasciato intorno al 1830, quando dovette rinunciare al sogno di entrare a far parte della Church Missionari Society a seguito della sua mancata ordinazione; dopo circa un anno lasciò l’Inghilterra –insieme ad un gruppetto di sette compagni che aveva convinto a seguirlo in questa avventura – alla volta di Baghdad: i sette compagni erano: Edward Cronin (da poco rimasto vedovo), sua madre, sua sorella, Parnell, F. Newmann, l’Irlandese Hamilton, e la bambina di Cronin. Anche Wigram avrebbe dovuto unirsi al gruppo, ma all’ultimo momento ne fu impedito. Il gruppo fece tappa per quindici mesi ad Aleppo, in Siria, dove il Parnell sposò la sorella di Cronin. Fu un’unione intensa ma triste.

Nel Marzo del 1831, finalmente i sette entrarono a Baghdad, ma la città era ridotta l’ombra di se stessa: da due mesi imperversava una terribile pestilenza, che aveva ridotto del 50% la popolazione. Quando arrivarono in città, il peggio sembrava essere passato, e tuttavia questo non impedì alla giovane sorella di Groves, da poco sposatasi col Parnell, di ammalarsi, e morire, seguita, pochi mesi dopo, dalla bambina di Cronin. Alla peste fece seguito la guerra civile, e Baghdad venne posta sotto assedio. La terribile afa indusse Groves e i suoi familiari a dormire all’aperto, senza curarsi dei proiettili degli assedianti che – di tanto in tanto – fischiavano soprale loro teste. In mezzo a tanta difficoltà, Groves ebbe la gioia di vedere il primo convertito, quando ancora il lavoro missionario vero e proprio non era cominciato, e sembrava non voler cominciare mai: si trattava di Serkies Davids, un giovane armeno conosciuto durante la permanenza ad Aleppo, rimasto orfano di entrambi i genitori in seguito alla peste: Groves lo accolse come un figlio in casa sua, e in seguito anche come collaboratore nell’opera missionaria.Intanto però, la missione fra i musulmani – piano e sogno originario del Groves – sembrava un progetto irrealizzabile, e il Groves iniziò a guardare oltre Baghdad, all’India. Il viaggio, intrapreso nel Maggio del 1833, doveva avere un carattere piuttosto estemporaneo, ma, contrariamente agli intenti originali, Groves non tornò più a Baghdad. In India egli fu accompagnato, oltre che dai suoi due figli, da Cronin e da Parnell; Newman tornò in Inghilterra con l’intento di reclutare nuovi missionari – ma, una volta rientrato in patria – lasciò il movimento e abbracciò la dottrina Unitariana. Uno degli obiettivi che vide come prioritari,fu quello di contattare e mantenere stretti vincoli di comunione con le varie missioni già presenti sul territorio, senza riguardo per le particolari differenze denominazionali.

Gli inizi, in India, non furono semplici e riflettevano – in qualche misura – quanto già si era verificato nelle comunità della madre patria: il “casus belli” fu dato da una situazione particolare nella quale il Groves si trovò a svolgere un ruolo di “arbitrato”. Una delle principali missioni – con cui già Groves aveva avuto a che fare e con cui non aveva mancato di entrare in contatto durante il suo viaggio in India, era la “Church Missionary Society”, facente capo alla Chiesa Anglicana, e dunque anche vincolata ai suoi meccanismi a volte davvero troppo macchinosi, la quale peraltro, complice anche questa stessa macchinosità, doveva fare spesso ricorso a missionari provenienti da altre denominazioni, soprattutto la chiesa Luterana. In questo contesto, uno dei missionari affiliati alla Church Missionary Society, tal Rhenius, aveva incominciato ad ordinare egli stesso i catechisti all’interno della sua missione, Tinnevelly, senza alcuna preventiva autorizzazione da parte del Vescovo. Per questo era stato invitato a recarsi in Inghilterra per discutere il problema con le autorità della missione. Venuta a sapere la cosa, Groves si recò a Tinnevelly, e riuscì a far desistere Rhenius dall’intento di partire per l’Inghilterra, lasciando la missione. La Church Missionary Society, per così dire, se la legò al dito, e i rapporti col Groves si deteriorarono.

Per il Groves tutta la complessa vicenda – che qui si potuto solo brevissimamente riassumere – significò soprattutto affermazione di un principio: la libertà del Cristiano di annunciare il Vangelo nell’ambito di attività e opere missionarie senza bisogno di alcuna autorizzazione da parte di chicchessia: era lo stesso principio del ministero aperto che già a Dublino, Plymouth e Bristol veniva praticato dentro la chiesa:ora Groves afferma la sua praticabilità anche fuori della chiesa. Il suo obiettivo era duplice: da un lato, certamente, la fondazione di nuove chiese (che sarebbero dovute nascere però da uno sforzo evangelistica, e non dalle “diserzioni” dalle chiese già esistenti); dall’altro lato, liberare l’enorme potenziale missionario ed evangelistica rimasto troppo a lungo inutilizzato per colpa delle macchinose pastoie burocratiche delle chiese ufficiali, e delle missioni ad esse collegate.

 
< Prec.   Pros. >