
| 01 - Le origini: il movimento di DUBLINO |
|
|
|
L’espressione “Comunità dei Fratelli” è stata utilizzata varie volte nei duemila anni di Cristianesimo, per designare diversi movimenti con caratteristiche anche molto diverse fra loro.[1] Da circa due secoli tuttavia, essa viene utilizzata per designare un movimento dalle caratteristiche abbastanza peculiari che occupa – nel panorama variegatissimo del Protestantesimo – un posto del tutto particolare (e diciamo questo con cognizione di causa, e non solo perché di tale movimento siamo noi stessi espressione). Non è facile tracciare una storia del movimento, e sarebbe praticamente impossibile – diversamente da varie altre denominazioni – individuare un fondatore o un anno di nascita. Il retroterra ambientale e culturale da cui prese le mosse è costituito dal mondo anglosassone del primo Diciannovesimo secolo, con il fermento religioso che la caratterizzava, dal complesso fenomeno del Revivalismo, e – dall’altro lato – dal grande formalismo che animava la chiesa Ufficiale di quegli anni che, in Gran Bretagna, lo ricordiamo, era la chiesa Anglicana. Intorno al 1820 avvenne che, diversi membri di tale chiesa, insoddisfatti e stufi di questo formalismo, giudicato eccessivo, presero ad incontrarsi privatamente e ad intervalli per quanto possibile regolari (spesso settimanalmente), in riunioni libere e spontanee, nel corso delle quali veniva attentamente studiata la Bibbia, c’erano diversi momenti di spontanea e libera adorazione di Dio, e, spesso, si faceva ciò che – tradizionalmente – era stato fatto fino ad allora soltanto in chiesa e in particolari ricorrenze: si celebrava l’Eucaristia. A beneficio del navigatore italiano – poco familiare forse con il mondo Protestante – va’ detto che molte comunità Protestanti celebrano l’Eucaristia solo in determinate ricorrenze, e le attribuiscono un significato diverso da quello che le viene riconosciuto dalla teologia Cattolica; la chiesa Anglicana è – fra tutte – quella che meno si discosta da quella Cattolica, dato che comunque solo un “sacerdote” può celebrarla, ed essa è accompagnata da una liturgia piuttosto ricca ed articolata.
Questi credenti – i primi “fratelli” – celebrandola in casa, senza nessun tipo di formalismo o di liturgia, e con cadenza tanto regolare e frequente, si ponevano – non sappiamo con quanta consapevolezza – in una posizione di rottura nei confronti della tradizione da cui provenivano. Fra i nomi che spiccano, si possono ricordare quelli degli irlandesi Edward Cronin e Edward Wilson.
Esistevano, certamente, nella Gran Bretagna dell’epoca, diverse denominazioni evangeliche meno formali e – almeno dal nostro punto di vista – più vicine alla semplicità del modello evangelico, e tuttavia spesso esse richiedevano a chi, insoddisfatto della Chiesa Anglicana, avesse preso a frequentarle, di lasciare ufficialmente la chiesa Anglicana e di affiliarsi alla nuova comunità – quale che essa fosse, per poter essere a pieno titolo ammesso a prendere parte alla vita e alle attività della chiesa. Se vi furono certamente molti che optarono per questa strada – la maggior parte di essi non dando vita a nessun nuovo movimento, ma ingrossando le fila di quelli già esistenti – altri non si sentirono in coscienza di farlo: un tale atteggiamento derivava da una profonda e radicata convinzione teologica: quella dell’unicità del Corpo di Cristo. La critica al formalismo della Chiesa di Stato non doveva – nelle intenzioni di questi fedeli – configurarsi come un giudizio verso di lei, e verso i suoi membri, né il suo abbandono doveva essere una sorta di abiura, di rinnegamento delle cose positive apprese in quella chiesa. In questa situazione conflittuale, difficile, va’ ricercata una delle costanti del movimento: la conversione intesa non come passaggio da una religione ad un’altra (un punto sul quale viene sempre insistito molto), ma come incontro diretto e personale con Cristo. E, da questa premessa, avrebbero potuto scaturire – come di fatto scaturirono – due conseguenze – e due correnti - molto diverse fra loro: non essendo la conversione un cambio di religione, ma un incontro con Cristo – persone di qualsiasi denominazione Cristiana possono essere autentici Cristiani se hanno vissuto questo incontro; oppure, nessuna religione, nessuna denominazione può essere “incontro con Cristo”, e dunque da tutte bisogna separarsi. Prima di proseguire nella nostra storia, dobbiamo ricordare un altro punto non secondario: se le Assemblee dei Fratelli nascono in risposta ad un’esigenza evidentemente diffusa nell’Inghilterra del primo XIX secolo di un tipo di incontro meno formale, nel quale ogni credente potesse trovare un suo ruolo attivo, è anche vero che esse non furono la sola risposta, o – meglio – non fu solo nel loro ambito che venne tentata questa risposta: almeno altri due coevi movimenti – destinati peraltro a uno sviluppo molto meno ampio – nacquero nello stesso periodo, e gli storici sono incerti su eventuali rapporti di parentela e/o dipendenza fra i tre movimenti: oltre alle Assemblee dei Fratelli, adottarono infatti lo stesso modo semplice e spontaneo di riunione anche i Walkeriti (caratterizzati però da una fortissima chiusura polemica nei confronti di qualsiasi altra realtà ecclesiale esistente) e i Kelliti, di cui invece era invece caratteristica una notevole apertura (in questa prima fase i Fratelli, si può dire, si collocavano in una posizione in qualche modo intermedia).. Ma torniamo ai primi “Fratelli”.
Pur non essendo – almeno all’inizio, secondo le testimonianze che ci è stato possibile reperire – un movimento particolarmente interessato al “proselitismo”, diverse illustri personalità presero piano piano a frequentarlo, fra cui un posto di tutto rilievo deve essere attribuito a colui che una tradizione popolare (per lo meno popolare dove popolare è il movimento) – inesatta, ma non completamente priva di fondamento, tende ad identificare con il fondatore del movimento, vale a dire John Nelson Darby.
E, citando Darby, si può anche citare quella che – la medesima tradizione – individua quale data di nascita ufficiale del movimento: il 1828, anno in cui Darby diede alle stampe il libello “Considerations on the Nature and Unity of the Church of Christ” (“Considerazioni sulla natura e l’unità della Chiesa di Cristo”), anche se – secondo molti studiosi – questo libello è stato a torto considerato una sorta di manifesto della neonata comunità, per il semplice motivo che tale comunità non era, di fatto, ancora nata, forse neppure nella mente di Darby, che si sarebbe limitato a esprimere alcuni pensieri, espressione di una esigenza abbastanza diffusi, ma ancora incapaci di formulare una precisa proposta alternativa alla chiesa e alle chiese esistenti. Se il nome di Darby – e di altri che ricorderemo fra breve – non può essere taciuto parlando delle origini del movimento, esso non può essere visto come una figura “isolata”; e più che una singola personalità, sarebbe più corretto parlare di alcuni centri in cui questo nuovo modo di vivere la fede, lontano dal conformismo e dal formalismo della chiesa tradizionale, si sviluppò per primo, e acquisì una visibilità tale da imporlo all’attenzione della società come qualcosa di nuovo. I tre centri principali vengono riconosciuti dagli storici in Plymouth, Bristol, e – ancor prima – Dublino, che in qualche modo, di Plymouth e Bristol poté essere considerata come una sorta di “chiesa madre”.
E, nell’ambito del movimento di Dublino, accanto a quello di Darby, figurano – quali ideali “padri fondatori” del movimento – i nomi di Antony Norris Groves, di John Gifford Bellett, e di Edward Cronin.
[1] Fra le comunità dei Fratelli più interessanti distinte da quella di cui il presente sito è espressione, ricordiamo a titolo d’esempio la “Brethren church” originata ai primi del Settecento in Germania come uno scisma del movimento Pietista radicale, intorno alla figura di Alexander Mack Sr., nella cittadina del Wittengstein di Schwarzenau. E’ singolare che spesso, pur essendo nate in contesti diversi, molti aspetti nelle convinzioni e nelle pratiche delle varie “chiese dei Fratelli” risultino sorprendentemente simili: questo gruppo per esempio, accentuò gli aspetti della conversione come profonda e intima esperienza di incontro con Cristo, e del Battesimo e della Cena del Signore come aspetti centrali della vita della chiesa. |
| Pros. > |
|---|





